Che succede nell’mpa?
Angelo Galifi, già candidato a Sindaco di Ispica, è in pausa di riflessione con il suo partito l’MPA. Alcuni segnali della crisi già erano stati notati nei giorni scorsi. Uno su tutti l’assenza dell’esponente politico alla presentazione dell’adesione al partito da parte del ragusano Gaetano Mauro. Oggi Galifi intervendo sulla necessità di puntare alle infrastrutture del sud est più che alla polemicha dei pedaggi firma la propria nota come rappresentate politico ed imprenditore. Sembrerebbero lontani i tempi di quando Galifi firmava le note come coordinatore del partito di lombardo. Ma cosa abbia determinato la crisi non è stato ufficializzato. Forse un periodo di riflessione dopo le recenti amminsitrative che hanno visto primeggiare Pierenzo m,uraglie che hanno visto dividere le forze del centrodestra non portando Galifi a sedere sulla poltrona cui aveva rinunciato ambizioni di ritoprno l’uscenter Leontini. Cosa stia allontanando Galifi dal suo partito non è ceerto ma la scelta di presendere le distanze ormai è chiara e con il comunicato stampa di oggi sicuramente una riflessione interna al partito è doverosa.
ANGELO GALIFI: «La politica smetta di discutere solo dei pedaggi e si occupi finalmente
delle infrastrutture che mancano al Sud-Est siciliano».
Con queste parole Angelo Galifi, rappresentante politico e imprenditore, interviene nel dibattito di
questi giorni, evidenziando come l’attenzione pubblica sembri concentrarsi quasi esclusivamente
sull’introduzione del pedaggio lungo la Siracusa–Rosolini. Un tema certamente importante per gli
utenti della strada, ma non certo prioritario rispetto ad altre criticità che pesano, da troppo tempo,
molto di più rispetto ad un eventuale costo del transito autostradale. La vera questione, afferma
Galifi, riguarda la necessità di recuperare i 350 milioni di euro revocati per il completamento del lotto
Modica–Scicli e di garantire il completamento dell’intera Siracusa–Gela, obiettivi che il territorio
attende da anni e che dovrebbero rappresentare la battaglia principale delle istituzioni. «Non siamo
contrari al pedaggio — spiega — anzi: preferiamo pagare un’autostrada moderna, efficiente
e finalmente completata, piuttosto che continuare a convivere con una rete stradale
inadeguata che rallenta lo sviluppo del territorio». Una viabilità efficiente, sottolinea, è un
investimento per cittadini e imprese: significa percorsi più sicuri, tempi ridotti, minori consumi di
carburante, minore usura dei mezzi e un risparmio complessivo che supera di gran lunga il costo
del pedaggio. In una Sicilia a forte vocazione agricola, dove migliaia di imprese esportano con mezzi
di trasporto su gomma, ogni giorno i propri prodotti, collegamenti rapidi ed efficienti non sono un
lusso ma una necessità. L’assenza di infrastrutture adeguate si traduce in maggiori costi logistici,
minore competitività e perdita di opportunità per il sistema produttivo. «Pagare un’autostrada
funzionante, se questo significa risparmiare carburante, tempo e costi di trasporto, è una
scelta di buon senso», ribadisce Galifi. Naturalmente il pedaggio può essere giustificato solo se
l’opera è completa: in tutta Italia si paga un’autostrada che garantisce un servizio efficiente e
continuo, non un’infrastruttura che si interrompe a Modica e che da decenni attende di raggiungere
Gela. Chiedere un contributo ai cittadini senza completare l’opera significherebbe far pagare un
servizio incompleto. Galifi richiama inoltre l’attenzione sui ritardi della Ragusa–Catania, altra
infrastruttura strategica per il futuro economico del Sud-Est: il lotto 3 tra Grammichele e Francofonte
è fermo da mesi, lo stato dell’avanzamento lavori è al 3%, creando rallentamenti e cantieri fermi che
penalizzano imprese, lavoratori, turismo e investimenti, isolando un territorio che rappresenta uno
dei principali motori economici della Sicilia. Dispiace costatare che lo stesso approccio superficiale,
aggiunge, emerge nel dibattito sul futuro dell’aeroporto di Comiso, dove da mesi la discussione
politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sul numero dei voli e sul coinvolgimento delle
compagnie aeree, ignorando il vero nodo: uno scalo che registra un deficit strutturale di circa due
milioni di euro l’anno necessita di un piano industriale serio, investimenti e una gestione capace di
renderlo competitivo. Galifi non esclude la privatizzazione, che ritiene una possibile soluzione
concreta purché realizzata con trasparenza, nell’interesse del territorio e con adeguate garanzie per
lo sviluppo economico e occupazionale. «Ma la domanda fondamentale che il territorio si deve
porre è un’altra: perché una compagnia aerea(che sarebbe il cliente della struttura) dovrebbe
investire sull’aeroporto di Comiso? Nessun vettore sarà realmente interessato a uno scalo
isolato dal resto della Sicilia». Prima di discutere di nuove rotte o incentivi, sostiene, bisogna
garantire servizi efficienti e una rete infrastrutturale moderna, perché senza collegamenti veloci
qualsiasi strategia di rilancio rischia di rimanere inefficace. Per troppo tempo, afferma Galifi,
sull’aeroporto di Comiso, che non era stato progettato per questa finalità, è mancata una visione
politica seria e lungimirante, e il dibattito si è spesso limitato a posizioni populistiche senza affrontare
le reali criticità strutturali dello scalo e del territorio. «Nessun aeroporto può crescere se rimane
scollegato dal proprio territorio. Comiso continuerà ad avere enormi difficoltà finché non
sarà inserito in un sistema infrastrutturale e viario moderno, con collegamenti stradali rapidi
ed efficienti. È impensabile discutere del rilancio dello scalo senza parlare del
completamento della Siracusa–Gela, della Ragusa–Catania e di una viabilità finalmente
adeguata alle esigenze di cittadini, imprese e turisti». Il Sud-Est della Sicilia produce ricchezza,
esporta nel mondo, accoglie milioni di visitatori e contribuisce in maniera determinante all’economia
regionale, ma continua a essere penalizzato da infrastrutture incompiute e da una politica che troppo
spesso affronta le conseguenze invece delle cause. «Oggi la priorità non può essere soltanto
decidere quando entreranno in funzione i portali del pedaggio. La priorità deve essere
recuperare le risorse perdute, completare la Siracusa–Gela, accelerare la Ragusa–Catania e
creare le condizioni affinché anche l’aeroporto di Comiso possa diventare realmente
competitivo. Solo dopo aver realizzato infrastrutture moderne, sicure ed efficienti si potrà
discutere serenamente di pedaggi». Galifi conclude annunciando che, se entro poche
settimane non arriveranno segnali concreti da parte delle istituzioni, a settembre verrà
organizzato un sit-in di protesta davanti all’uscita del casello di Modica, coinvolgendo
cittadini, imprese e rappresentanze del territorio, affinché la voce del Sud-Est siciliano non
possa più essere ignorata. «Il Sud-Est non chiede privilegi: chiede rispetto, una più efficace
rappresentanza politica anche nelle prossime giunte regionali, politici capaci di affrontare e
risolvere le vere priorità del nostro territorio. Lo sviluppo non passa dall’assenza dei caselli,
ma dalla presenza di infrastrutture moderne, capaci di sostenere la competitività delle
imprese, il lavoro e la crescita dell’intera Sicilia».
Ispica, 07.08.2026
ANGELO GALIFI
Rappresentante politico ed Imprenditore