Nonostante i bandi attivi, il problema principale rimane la scarsa partecipazione ai concorsi per il settore pubblico, spesso meno remunerativo e più stressante rispetto alle cliniche private o alle opportunità all’estero. Le sigle sindacali (come Cimo e CGIL) continuano a chiedere una riforma più profonda che non si limiti a “tappare i buchi” con medici stranieri, ma che valorizzi economicamente e professionalmente chi opera nel Servizio Sanitario Regionale. Il Decreto Milleproroghe 2026 (D.L. 200/2025, recentemente convertito) rappresenta il “polmone artificiale” per il sistema sanitario, specialmente in regioni sotto pressione come la Sicilia. Le norme approvate mirano a mantenere in servizio ogni risorsa disponibile per evitare il collasso dei reparti.
Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro della Salute denunciando le condizioni critiche dei pronto soccorso siciliani. Tra le carenze segnalate figurano la mancanza di farmaci, braccialetti identificativi e persino di lavandini per l’igiene. L’atto parlamentare punta il dito contro l’insabbiamento di una relazione tecnica che già nel 2025 evidenziava gravi criticità strutturali. In questo contesto, Raffaele Lombardo (Mpa) ha chiesto un deciso cambio di passo al governatore Schifani sulla gestione della sanità. La tensione politica è alta, con gli autonomisti che valutano la propria permanenza in giunta a causa di quella che definiscono una “questione morale”. Oltre al caos ospedaliero, pesano sullo scontro anche lo stallo nei consorzi di bonifica e le alleanze interne alla maggioranza.