CATANIA - ODA, SETTORE FORMAZIONE DA MESI SENZA STIPENDIO

di Sarah Donzuso
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I dipendenti del centro di formazione Oda non percepiscono lo stipendio da 15 mesi.
Sono loro stessi a specificarlo in una nota che ci è stata inviata dopo l’intervista andata in onda lo scorso 29 aprile all’interno del nostro tg, intervista realizzata con l’arcivescovo di Catania monsignor Luigi Renna durante la quale proprio Renna ha spiegato che si sta mettendo in vendita il patrimonio immobiliare dell’Oda per recuperare somme e pagare anche il pregresso.
Durante quell’intervista, incentrata anche su cosa si sta facendo dopo che il ramo sanitario è stato messo in affitto con l’arrivo di Sisifo che lo gestisce da febbraio e che ciò sta garantendo la regolarità degli stipendi, come esplicitato dall’arcivescovo, proprio i dipendenti del comparto formazione Oda, che sono 17, hanno tenuto a specificare che a loro non è garantita, invece, nessuna regolarità. E dunque, secondo loro, parlare di una “certa regolarità che prima non potevamo garantire”, citando le parole dell’arcivescovo, non rispecchia appieno la realtà perché il loro comparto non percepisce lo stipendio da più di un anno.
Proprio i lavoratori del settore formazione, parlando sempre degli stipendi, nella nota precisano anche che “allo stato attuale non sussiste alcuna prospettiva, poiché la Fondazione, non possedendo i requisiti richiesti, non può partecipare ad alcun bando. Nonostante ciò il personale continua a garantire con senso di responsabilità il servizio svolgendo regolarmente le proprie mansioni pur in assenza di retribuzione”.
I dipendenti si chiedono se Sua Eccellenza sia effettivamente a conoscenza della reale e drammatica situazione ritenendo sbilanciate, rispetto alla realtà, le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni ed è per questo che chiedono un incontro nell’immediatezza: il personale – concludono nella nota – non è più in condizione di sostenere questo gravissimo disagio: non siamo in grado di mantenere le nostre famiglie né di far fronte alle spese essenziali, come il carburante per recarci a lavoro”, concludono nella nota.

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