CASO RUGOLO - ABUSI, LA CASSAZIONE HA CONFERMATO CONDANNA

di Viviana Sammito
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La Cassazione ha scritto la parola fine sul caso di Don Giuseppe Rugolo, confermando la condanna a tre anni per abusi sessuali di “lieve entità”. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di difesa e accusa, rendendo esecutiva la sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta. La vicenda era iniziata con la denuncia di Antonio Messina, che aveva denunciato gli abusi tra il 2009 e il 2013 quando era ancora minorenne nella parrocchia di San Giovanni a Enna. Il caso aveva sollevato un polverone per il tentativo della Diocesi di Piazza Armerina di offrire 25.000 euro in cambio del silenzio della vittima. Nonostante il trasferimento del sacerdote a Ferrara e anni di battaglie legali, la colpevolezza è stata ribadita per tutti gli episodi contestati, incluso quello riguardante Messina. La decisione dunque rende definitiva la condanna a tre anni, ma conferma anche un punto chiave sul piano civile: l’estromissione della Curia di Piazza Armerina come responsabile civile. L’esclusione, già decisa in Appello per difetto di legittimazione passiva, non è stata impugnata in Cassazione. Con il riconoscimento della lieve entità, per il sacerdote si apre ora la possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione anziché al carcere. “La Giustizia ha deciso”, ha commentato Messina sui social, auspicando ora che anche la Chiesa, accusata di aver coperto i fatti, faccia la propria parte. E’ stata spostata all’8 ottobre l’udienza prevista per oggi al tribunale di Enna per il vescovo della diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, accusati di falsa testimonianza nel corso proprio del processo a Rugolo.