ALTAVILLA MILICIA - STRAGE, FINA “IO, VITTIMA SPETTATRICE”

di Viviana Sammito
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Durante il processo in primo grado davanti alla Corte d’Assise sulla strage di Altavilla Milicia, Sabrina Fina ha presentato una versione dei fatti volta a scagionarla dal ruolo di esecutrice, posizionandosi come una testimone oculare sopraffatta dagli eventi. La Fina ha puntato il dito contro i due uomini coinvolti, delineando ruoli specifici. Massimo Carandente, il compagno, è stato descritto come la mente manipolatrice e violenta che l’ha vessata per anni e che ha guidato la trasformazione della preghiera in un cruento rito di esorcismo. Giovanni Barreca, padre delle vittime, di Emanuel di 5 anni e Kevin di 16, e marito di Antonella Salamone è stato indicato come il promotore delle torture, ossessionato dall’idea che la moglie lo tradisse e che i familiari fossero posseduti dal demonio. La situazione è precipitata – secondo la ricostruzione di Fina – quando la Salamone disse di volersene andare dalla casa. Secondo la versione della donna, l’orrore si sarebbe consumato in un’escalation di violenza inaudita: il primo a morire è stato Emanuel, soffocato con il getto d’aria calda di un fon inserito in bocca. Fina sostiene che ad uccidere la Salamone sia stato il figlio Kevin, sotto costrizione del padre Giovanni. Il corpo è stato poi bruciato all’esterno della villa. Kevin, il primogenito, è stato torturato e legato con catene dopo aver tentato il suicidio per il senso di colpa. La Fina ha riferito di un colpo brutale (un calcio alla fronte) inferto da Carandente. La donna ha ammesso la finalità del “rito di liberazione”, ma sostiene di essere stata costretta a interrogare le vittime sotto la pressione dei due uomini. Nel racconto della Fina, la figlia maggiore di Barreca (già condannata in abbreviato dal tribunale dei minori) era presente ma dormiva sul divano quando Kevin, il fratello, stava uccidendo la madre. Nel marzo 2025, il Tribunale per i Minorenni l’ha condannata a 12 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio plurimo e occultamento di cadavere. La ragazza ha confessato di aver partecipato attivamente ai riti di “purificazione” e alle torture sulla madre e sui fratelli, dichiarando di averlo fatto per “liberarli dal demonio”. Dopo un lungo scontro tra periti, la Corte d’Assise ha stabilito che Giovanni Barreca è capace di intendere e di volere. Salvo rinvii, la sentenza di primo grado della Corte d’Assise è attesa entro la metà del 2026.

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