Una neonata di appena un mese, originaria della Costa d’Avorio, è morta per ipotermia poco dopo l’arrivo a Lampedusa. La piccola viaggiava su un barchino di ferro partito da Sfax, in Tunisia, insieme alla madre ventenne e alla sorellina di due anni. Nonostante i tentativi di rianimazione dei medici al Poliambulatorio, per la bimba non c’è stato nulla da fare: i testimoni descrivono la madre in stato di shock, ignara della gravità delle condizioni della figlia durante la traversata di tre giorni. Tra i 55 naufraghi giunti sull’isola, alcuni presentavano segni di violenze subite prima della partenza. Mentre tutti gli sforzi del governo italiano sono concentrati a sostenere le milizie libiche e tunisine che catturano le persone in mare, o a criminalizzare la solidarietà, piangiamo l’ennesima tragedia: un’altra giovanissima vita persa nel Mediterraneo”. Lo ha detto Laura Marmorale, presidente di Mediterranea saving humans, sulla morte della neonata a Lampedusa. “La colpa – ha proseguito – è di politiche che non mettono al primo posto la protezione della vita delle persone e la loro possibilità di arrivare in Europa attraverso canali sicuri e legali. Mentre il team della Croce Rossa offre supporto psicologico alla famiglia nell’hotspot, resta il peso di un bilancio drammatico: oltre 1.200 vittime nel Mediterraneo solo quest’anno. Una tragedia che riaccende il dibattito sulla necessità di canali sicuri e legali.
LAMPEDUSA - NEONATA MORTA, E’ SCONTRO TRA ONG E STATO
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