I custodi sono stati messi in ferie e trasferiti in altre sedi in attesa delle determinazioni amministrative. Questo perché le verifiche effettuate dalla Regione siciliana al MuMe di Messina dopo il clamoroso furto delle tavole del pittore Antonello da Messina hanno confermato “il buon funzionamento degli allarmi” e “le criticità nell’applicazione da parte dei custodi delle procedure previste dai protocolli di sicurezza”. E’ quanto si apprende dall’ispezione amministrativa disposta dal presidente della Regione siciliana, Renato Schifani. Il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali, Mario La Rocca, ieri ha effettuato un sopralluogo al MuMe. Il dipartimento attende alcune integrazioni alla relazione consegnata nei giorni scorsi dalla direttrice del museo e solo dopo assumerà la decisione sull’eventuale apertura del procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi in servizio a Ferragosto quando è stato commesso il furto delle preziose tavole che valgono decine di milioni di euro. Fonti della polizia di Messina smentiscono che al momento ci siano indagati nell’ambito dell’inchiesta sul furto delle opere di Antonello da Messina. Al vaglio degli inquirenti ci sono le dichiarazioni dei 4 custodi in servizio la notte in cui i ladri si sono introdotti nei locali: in particolare non convince la versione di uno dei dipendenti che sarà sentito nelle prossime ore. Secondo la ricostruzione, il custode ha accennato alla storia dell’allarme spento, ma troppe cose non tornano nella sua versione, soprattutto rispetto alla cronologia degli eventi. Gli inquirenti vogliono capire se nella squadra dei custodi ci fossero soltanto degli incompetenti – un altro custode ha ammesso di aver sentito l’allarme e di averlo spento, pensando a un falso contatto – o anche una talpa. Tanto più che i due ladri sono entrati e si sono mossi nel museo con grande sicurezza.
MESSINA - CUSTODI TRASFERITI, “NESSUN INDAGATO”
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