I quattro custodi in servizio erano regolarmente al proprio posto e nessuno si era allontanato per seguire la processione della Vara. Arriva un altro dettaglio sulle indagini sul clamoroso furto al Museo Regionale di Messina, dove a Ferragosto sono state sottratte sei opere di Antonello da Messina, due delle quali abbandonate dai ladri in fuga e subito recuperate dalla Polizia. Confermato anche l’ennesimo corto circuito nella sicurezza: l’allarme è scattato durante l’intrusione, com0è stato accertato dai tecnici della regione durante l’ispezione, ma è stato disattivato dagli stessi addetti che lo avevano scambiato per un falso contatto. Il colpo da decine di milioni di euro ha riacceso i riflettori sulle fragilità del patrimonio artistico regionale, ed in particolare sul personale della sicurezza impiegato, provocando immediate reazioni politiche. Dall’Assemblea Regionale Siciliana, la deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci denuncia una situazione ormai insostenibile in tutta l’isola. Sotto accusa organici ridotti all’osso, impianti antintrusione obsoleti e non collegati alle forze dell’ordine, oltre a intere strutture penalizzate o chiuse da anni, come il Museo Salinas e Palazzo Mirto a Palermo o l’Antiquarium di Himera. Dal M5S arriva la richiesta formale al Governo Schifani di un piano straordinario di investimenti per la sicurezza dei siti culturali, che preveda nuove assunzioni e la formazione di giovani specializzati per proteggere i capolavori della Sicilia.
MESSINA - “CUSTODI DENTRO MUSEO DURANTE FURTO”
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