RAGUSA - CGIL: “FUGA DEI GIOVANI DALLA PROVINCIA”

di Veronica Puglisi
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Migliaia di giovani iblei continuano a lasciare il territorio per costruire altrove il proprio futuro. È quanto emerge dall’ultimo focus elaborato dall’Osservatorio della CGIL di Ragusa su dati Istat, nato anche a seguito dell’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore sul calo della popolazione giovanile nel Mezzogiorno. Secondo i dati emersi tra il 2019 e il 2026 i residenti tra i 18 e i 35 anni sono diminuiti di 1.524 unità (-2,2%), un dato nettamente inferiore alla media siciliana (-7,3%). Ma questa riduzione più contenuta è dovuta esclusivamente al consistente incremento della popolazione straniera residente, cresciuta nello stesso periodo del 28,6%, mentre i giovani stranieri sono aumentati addirittura del 27,06%. Quando però si elimina l’effetto della migrazione internazionale, il quadro cambia radicalmente. Nello stesso periodo ben 4.145 giovani residenti hanno lasciato la provincia di Ragusa, pari ad una riduzione del 6,97%, un dato sostanzialmente allineato a quello registrato nel resto della Sicilia. . “La nostra provincia continua ad offrire opportunità occupazionali, dichiara il segretario generale della CGIL di Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, ma dobbiamo chiederci quale tipo di lavoro stiamo offrendo ai nostri ragazzi. Esistono imprese virtuose, aziende che rispettano i contratti e garantiscono occupazione di qualità, ma permane anche una parte significativa del mercato del lavoro caratterizzata da precarietà, lavoro povero, dumping contrattuale, part-time involontari e condizioni che non consentono ai giovani di costruire un progetto di vita.” Secondo il sindacato, è proprio questa qualità insufficiente dell’occupazione a rappresentare uno dei principali fattori che alimentano la mobilità verso il Centro-Nord e verso l’estero. “Ogni giovane che lascia questa provincia, conclude Roccuzzo, porta con sé competenze, professionalità, capacità di innovazione e futuro. Se vogliamo invertire questa tendenza servono politiche che mettano al centro il lavoro stabile, dignitoso e qualificato, investimenti nella formazione realmente collegata alle esigenze produttive e un modello di sviluppo che consenta ai nostri ragazzi di scegliere di restare. La sfida non è creare semplicemente occupazione, ma creare buona occupazione.”

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