ETNA - ERUZIONE E DISAGI. IL RACCONTO DAL 6 AGOSTO

di Sarah Donzuso
20 visite

Dal 6 agosto l’Etna è tornata a farsi sentire e ammirare in maniera preponderante e così il Ferragosto per la parte orientale della sicilia si è colorato di grigio cenere e rosso lava.

Il vulcano attivo più alto d’Europa è protagonista di una eccezionale fase eruttiva che sta mettendo a dura prova il sistema dei trasporti e la gestione del flusso turistico nel pieno della stagione estiva.

Il teatro principale dell’attività è il Cratere Voragine, da cui si sono levate spettacolari fontane di lava alte centinaia di metri e abbondanti colate che si riversano nella disabitata Valle del Bove. Un evento eccezionale quello a cui si sta assistendo, come ha spiegato anche il direttore dell’INGV osservatorio etneo Salvatore Gambino

Int

Uno spettacolo certamente unico che sta richiamando migliaia di visitatori: per ragioni di sicurezza, però, sono state disposte delle ordinanze restrittive con divieto assoluto di avvicinamento a meno di 200 metri dai fronti lavici per evitare i pericoli legati al turismo dei “cacciatori di lava” o a selfie pericolosi.

Ma come dicevamo, i veri disagi sono per i viaggiatori: in tanti hanno dovuto annullare le vacanze. I più fortunati hanno avuto voli riprotetti su altri scali; da Comiso a Palermo passando per Trapani. Ma anche l’aeroporto di Comiso tra martedì e mercoledì ha subito uno stop perché la cenere è arrivata anche nella pista del Pio La Torre.
Aeroporto di Comiso che si è rivelato fondamentale considerando le decine di voli che ha accolto per fronteggiare alla mancata operatività di Catania. Ed è qui che è sorto un grande interrogativo: se Comiso nel tempo fosse stato valorizzato e ampliato, magari avrebbe potuto ospitare ancora più voli, abbassando la percentuale di quelli che dal 6 agosto sono stati cancellati.
Secondo i dati ufficiali della SAC, Su oltre 1900 voli programmati fino al 12 agosto, il 36% è stato cancellato in conseguenza dell’evoluzione del fenomeno e delle necessarie limitazioni operative.
Circa 630 voli previsti sull’aeroporto di Catania sono stati dirottati verso altri scali.

E ciò fa chiedere anche se non sia il caso di dotare la Sicilia di un altro scalo, magari più lontano dall’Etna: come ha dichiarato il ministro per la protezione civile Nello Musimeci, “ad essere fuori posto” non è “il vulcano ma l’aeroporto ricordando come nel 1999 aveva evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa — e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna”.
E ricorda: “Inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo”.
“Facemmo inoltre elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di sette province su nove. Progetto che mai è andato avanti. E adesso si parla di un Aeroporto nel messinese.

Mentre sì pensa ad altri scali, magari sarebbe opportuno gestire bene quelli che si hanno, non solo per i voli in arrivo o in partenza ma anche con i servizi collaterali che riguardano i collegamenti e le infrastrutture che dovrebbero essere degne di una regione civile.

Potrebbe interessarti anche: